Teaching the Middle Ages (TMA)
Il Risveglio
Una poesia nello stile di Dante
Ispirato al suo primo canto di Purgatorio
by Reese Gibson
Poem inspired by Dante's Purgatorio
I. Quando siamo andati sulla barca
II. La corsa che va attraverso d’un ruscelletto
III. La mia navicella alza la vela.
IV. Canterò e alzo la mia mano
V. dove l’umano spirito si purga
VI. e di salire al ciel diventa degno.
VII. Il cielo sembrava come una dolca
VIII. Che il color di zaffiro in aspetto sereno
IX. E pure, infinito, fino potei veder
X. Fuggii dal regno dei morti
XI. Dove l’ombra face tutto in buia
XII. Anche la luce, avvolt’ nei fumi
XIII. Ascoltai le onde, che lungo la barca
XIV. Battevano, con ritmo costante e placido
XV. Che portando pace all’anima mia
XVI. Ma qui cantando la paura resurga
XVII. Perché del posto noi siam sospinti,
XVIII. L’orizzonte in tenebra crolla.
XIX. Noi fummo all’improvviso, trattenuti
XX. Con una forza che viene dal cielo
XXI. Che fe’ tremar le tavole della navicella
XXII. Mi volsi a guardare lo duca mio
XXIII. IL cui volto mostrava l’ombra di timore
XXIV. La pace che da lui sperai, scomparendo
XXV. Da i cieli, alcuni gridarono con a gran voce:
XXVI. “Sanctus, Sanctus, Sanctus Dominus”
XXVII. A questo, mie gambe tremarono e mi piegarono al suolo
XXVIII. L’esser dal cielo mi disse:
XXIX. “Non su quella nave andate più
XXX. Al regno che sperate non esiste
XXXI. La stessa forza divina che vi fermò
XXXII. Alla Città Santa vi condurrà sul cammino
XXXIII. IL cammino santo che non svoltò”
XXXIV. A queste parole, lo cuor mio
XXXV. Sprofondò giù nelle profondità
XXXVI. Come chi cade in un abisso oscuro
XXXVII. Risguardai il mio maestro
XXXVIII. Che udendo ciò, si volse
XXXIX. E mi trovai dicevo:
XL. “O sommo poeta, che mi guidi ciò
XLI. Perché questo successe così i cenni
XLII. Perché arrivassi qua se tutta era invano?”
XLIII. Poscia rispuose lui: “non è invano che tu venisti
XLIV. Siam qui per voler del cielo
XLV. Onde l’inganno del maligno scoprir”
XLVI. Rimasto sulla terra, Lo cuor mio
XLVII. Si scolorò e pesante. Come chi è trascinato
XLVIII. Di una mola, giù al profondo dal peso
XLIX. Poi, mi rialzai e cantai della città
L. In cui l’anima dell’uom è nuova
LI. Riscatta, col sangue divina
LII. Dove L’Eterno in presenza con divina potenza
LIII. Dove Egli nel mezzo dei suoi popoli che ama
LIV. Dove tergerà ogni lacrima dai loro occhi
LV. All’improvviso fui portato nell’aria
LVI. E sopra il monte santa a Gerusalemme
LVII. Vidi il mio Re soffrir nel gran pianga
LVIII. Lo sguardo alzai, trafitto dalla speme
LIX. E in mie mani vidi il legno già confitto
LX. Che infissi nei santi piedi inchiodati
LXI. E sotto me, vidi l’abisso
LXII. Soltanto Iddio reggimi sospeso
LXIII. Per la cui morte lottavo
LXIV. Finalmente compresi come in un baleno
LXV. Che sospirando in croce, per me il Re moriva
LXVI. Per sollevar i peccati del mondo
LXVII. Pregai al Signore e fece l’anima mia rinascere
LXVIII. Per me, la porta del paradiso si aprì
LXIX. Trovai pace, l’amore eterno mi abbracciò.

Poem
François LafonFrench, 1846–1920Dante et Virgile sur les rives du Purgatoire, 1886Mediumoil on canvasSize59 x 99 cm. (23.2 x 39 in.)
In the Poet's Own Words...
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